Canna fumaria come funziona - Spazzacamino Camin Service

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Canna fumaria come funziona

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Canna fumaria come funziona

Principio di funzionamento di una canna fumaria
 
Come funziona una canna fumaria
                         
            Il funzionamento di un camino si basa sul principio dei vasi  comunicanti, che prevede che un fluido contenuto in due o più vasi,  comunicanti tra loro, tenda ad assumere e conservare lo stesso livello,  posto che abbia la stessa densità, in ogni vaso. E’, in effetti,  un’applicazione del principio di gravità.

Anche l’aria è un fluido, che possiede una massa, e quindi un peso. Come  per tutti i gas, il peso dell’aria è funzione della sua densità; cioè  della quantità di materia per unità di volume. In altre parole: più un  gas è "rarefatto", minore sarà la sua quantità per unità di volume  (poniamo: un metro cubo), minore sarà la sua densità, minore sarà il  peso di quel metro cubo. Consideriamo infine che la densità di un fluido  è anche funzione della sua temperatura: tanto maggiore la temperatura,  tanto minore la densità.
Osservando il disegno a sinistra, si immaginino due camini, "A" e "B", di identica altezza, posti in comunicazione tra di loro, alla base, da un tratto orizzontale, munito al centro di una saracinesca che li separi. Alla temperatura ambiente, le due colonne d’aria contenute nei camini, avranno la stessa densità, e quindi lo stesso peso: saranno perciò in equilibrio statico.



Se però provvediamo, alla base della colonna A, a fornire calore, la temperatura della colonna d’aria contenuta in A comincerà a salire.
L’aumento della temperatura, accelerando il moto delle molecole del gas, provocherà una sua espansione; una parte dei gas sarà espulsa dalla sommità del camino, mentre la parte restante all’interno diminuirà la sua densità, e di conseguenza diventerà più leggera.


A questo punto, aprendo la saracinesca e mettendo in comunicazione le due colonne, rompiamo l’equilibrio statico tra di loro. L’aria contenuta nella colonna A, meno densa, e quindi più leggera, tenderà ad essere espulsa dalla sommità del camino dall’aria contenuta nella colonna B, che, essendo più fredda, e quindi più densa e più pesante, per gravità tenderà a prenderne il posto, per ristabilire l’equilibrio.

  Il camino in pratica
A contatto con la fonte di calore, però, l’aria fredda proveniente dalla colonna B aumenterà di temperatura, e divenuta anch’essa più leggera, verrà spinta verso l’alto dalla sempre nuova aria che sopraggiunge: l’unione delle due colonne più il calore continuo, determinano il funzionamento continuo del sistema.

Adattiamo adesso questo modello teorico alla realtà. La  colonna "A" è il nostro camino; la stufa è la fonte di calore, munita di  una saracinesca che è la presa d’aria, mentre la colonna "B" è  costituita semplicemente dall’aria esterna: il principio dei vasi  comunicanti vale qualunque sia la loro sezione; possiamo dunque prendere  in considerazione un "vaso" avente per base anche l’intera superficie  terrestre, ed una altezza pari a quella del nostro camino. Gli strati di  aria atmosferica posti oltre lo sbocco del camino possono essere  ignorati, poiché esercitano una identica pressione su entrambi i vasi.
Quando accendiamo la stufa, i fumi caldi prodotti dalla combustione si  espandono in virtù della loro alta temperatura, il volume di gas  contenuto nel camino diminuisce di densità, e l’aria esterna più pesante  tende a prenderne il posto, passando attraverso la stufa. In questo  modo viene anche fornito ossigeno alla combustione, che può proseguire  finché non esaurisce il combustibile. Continuando a fornire  combustibile, si può far proseguire indefinitamente il processo.                  
            
                                      
            
                                     
            
                                      
                         
            Una cosa che bisogna tenere presente in questo schema, è che  le differenze di pressione in gioco sono minime: un camino si considera  in buon "tiraggio" quando la differenza tra la pressione atmosferica  esterna e la minore pressione interna (o, come comunemente si dice, la  depressione ) è compresa tra i 10 ed i 20 Pascal, cioè tra 0,1 e 0,2  millibar, cioè ancora, tra 1 e 2 decimillesimi della normale pressione  atmosferica! L’equilibrio di funzionamento di un camino è dunque  delicato, ed è influenzato da molteplici fattori che rendono ragione  dello "strano" comportamento dei camini.

L’aria calda contenuta nel camino si muove lentamente, ad una velocità  di pochi metri al secondo (per lo più 1, 5-2 ms), sospinta dall’aria  esterna, la cui pressione deve vincerne l’inerzia. Pareti rugose che  provocano attrito, strozzature che creano turbolenze, improvvisi  cambiamenti di direzione, come curve secche, costituiscono gravi  ostacoli al movimento dei fumi.

I camini sembrano soffrire delle condizioni atmosferiche perché i  cambiamenti meteorologici sono sempre accompagnati da variazioni di  pressione atmosferica: nelle belle giornate, l’alta pressione  atmosferica favorisce il funzionamento del camino; nelle giornate  piovose, invece, la bassa pressione atmosferica ne rende il compito più  faticoso.

Le giornate fredde, aumentando la differenza di temperatura tra i fumi  interni al camino e l’aria esterna, favoriscono il tiraggio; le giornate  calde lo rendono più difficile.

Aumentare l’altezza del camino rende più facile il "tiraggio", perché in  questo modo si induce un uguale innalzamento della colonna d’aria  esterna, che così diventa in totale più pesante: se la differenza  iniziale di pressione tra le due colonne è troppo bassa, per ogni  frazione di altezza aggiunta, si aggiunge una frazione di differenza di  peso in più, finché la somma di queste frazioni crea una differenza di  pressione totale sufficiente a mettere in movimento la colonna d’aria  più leggera.

Una canna fumaria con molte curve e tratti orizzontali o inclinati,  aumenta la propria lunghezza senza aumentare la propria altezza: ne  consegue che la quantità di aria in essa contenuta, anche se più leggera  dell’aria esterna, può avere un peso complessivo eccedente la capacità  di spinta della corrispondente colonna d’aria esterna. Per questo le  curve ed i tratti orizzontali, se indispensabili, vanno compensati con  un prolungamento del tratto verticale del camino.

Un impianto posto al livello del mare avrà in generale bisogno di una  canna fumaria più corta di un impianto posto in alta montagna, perché  con l’altitudine la pressione atmosferica diminuisce.
             
                  
 
Qualche approfondimento
                                 
Determinare il tiraggio naturale (Pressione statica del camino)

                                 
                Da quanto è stato sopra esposto, dovrebbe essere chiaro  che il 'tiraggio' naturale  è funzione sopratutto dell'altezza della  canna fumaria e della differenza di temperatura tra i fumi all'interno  della canna fumaria e l'aria ambiente. Meglio ancora, della differenza  di densità tra i fumi di combustione all'interno del camino e l'aria  esterna. In effetti, più i fumi sono caldi, meno sono densi, più sono  leggeri, più facilmente l'aria esterna tenderà ad espellerli dal camino.

La densità dei fumi è normalmente valutata come massa, espressa in  chilogrammi, per unità di volume, espressa in metri cubi, cioè Kg/m³.

La prima cosa da fare, dunque, è cercare di quantificare questa differenza di densità.

Una formula normalmente usata per stabilire la densità dei fumi può essere espressa così:

dove dfumi è la densità dei fumi cercata, d0 è la  densità dei fumi a 0°C, 273 è la trasposizione in gradi kelvin  (assoluti) del valore 0°C, T è la temperatura media dei fumi di  combustione.

Dato l'enorme eccesso d'aria necessario per bruciare completamente la  legna, possiamo considerare, con ragionevole approssimazione, la densità  dei fumi come pari a quella dell'aria, e cioè circa 1,3 kg/m³ (a 0°C ed  al livello del mare) e porre la temperatura dei fumi di combustione,  mettiamo, a 300°C. la formula, allora, diventa:
                                   
cioè 0,62 kg/m³ circa, che è la densità media dei fumi di combustione della legna a 300°C di temperatura.

A questo punto, per calcolare la pressione statica del camino, ovvero il  tiraggio naturale, possiamo applicare la formula seguente:
                               
dove Ph è la pressione statica ricercata, espressa in Pascal, H è l'altezza del camino espressa in metri, g  è l'accelerazione di gravità, pari a 9,8 m/s² ( in effetti, è la forza  di gravità il motore del sistema), da è la densità dell'aria ambiente  (pari a circa 1,2 Kg/m³ a 20°C e al livello del mare) e dt è la densità dei fumi alla temperatura data (300°C), entrambe espresse in kg/m³ . Poniamo che il nostro camino abbia un altezza di 10 m. Sostituendo nella formula, si avrà:
cioè ancora: Ph = 56,84  pascal.

Se, a parità di altezza di canna fumaria,  la temperatura dei fumi di  combustione fosse, poniamo, 200°C, il tiraggio naturale corrisponderebbe  a 44,1 pascal, mentre per una temperatura dei fumi di 400°C, si avrebbe una depressione teorica di circa 66 pascal.

D'altra parte, considerando la temperatura di 300°C, se il nostro camino  fosse alto solo 5 m, invece di una depressione di 52,92 pascal, ne  otterremmo una di 28,42 pascal, cioè la metà, mentre con un camino alto  15 m, avremmo una depressione teorica, sempre a 300°C, di ben 85,26  pascal.

Si consideri ancora che, se il nostro camino fosse posto ad 800 metri di  altitudine, la pressione dell'aria esterna, sempre a 0°C, sarebbe di  circa 1,124 Kg/m³ , e quindi lo stesso camino di 10 metri di altezza,  alla stessa temperatura di 300°C, produrrebbe una depressione di 49,39  pascal.

Tanto per finire di complicare le cose, ricordiamo che la densità  dell'aria varia, oltre che in funzione dell'altitudine, anche in funzione della temperatura (temperatura più fredda significa aria più  densa e viceversa) e delle condizioni atmosferiche: le variazioni  meteorologiche possono portare a variazioni della pressione atmosferica  anche di 50/60 pascal.

E' dunque evidente quanto la temperatura dei fumi e l'altezza della  canna fumaria siano importanti per avere un buon tiraggio. Tuttavia  bisogna tener presente che maggiore è la temperatura dei fumi di  combustione, minore è in realtà l'efficienza della stufa, o del  generatore di calore in genere. In altre parole, più caldi sono i fumi,  meno calore resta a disposizione per il riscaldamento degli ambienti.  Con una stufa a legna, non si dovrebbero superare i 180/200°C di  temperatura dei fumi, per avere un riscaldamento ragionevolmente  efficiente. Con una temperatura media dei fumi di 200°C , ed un camino  alto 5 m, avremmo a disposizione una depressione di circa 20 pascal che,  considerando che la maggior parte delle applicazioni richiede una  depressione minima di 8/10 pascal per funzionare correttamente, non  sembrano pochi. Ma alla depressione teorica vanno sottratte le  inevitabili perdite di carico dell'impianto, ovvero la somma delle  resistenze che il generatore di calore e la canna fumaria oppongono al  libero scorrimento dei fumi.

 Di questo parliamo nel prossimo paragrafo.

 
Determinare le perdite di carico
                                                   
Un fluido che scorra all'interno di un tubo incontra una  serie di resistenze che tendono a rallentarne corsa, assorbendo, per  così dire, lungo il percorso sino al comignolo, l'energia impressa ai  fumi dal tiraggio naturale alla base del camino.

Il calcolo delle perdite di carico di un fluido che scorra all'interno  di un condotto è uno dei calcoli più complessi e difficili della fisica  tecnica ( la Norma UNI 9615, che regola il dimensionamento delle canne  fumarie, richiede la rilevazione di 23 diversi parametri combinandoli in  circa 80 passaggi matematici) e la sua illustrazione completa è qui  evidentemente impossibile. Ci limitiamo perciò a fornire qualche  indicazione generale, utile ad individuare i problemi principali del  "funzionamento" della canne fumarie.

Fra le cause principali della perdita di carico dei fumi, possiamo elencare le seguenti:

     Perdite di carico per dispersione termica
Anche la canna fumaria meglio coibentata disperde una certa quantità di  calore attraverso le sue pareti. La dispersione termica raffredda i  fumi, rendendoli più densi e quindi più pesanti.  Tale trasmissione di calore dipende principalmente:
 
                
  • dalla resistenza termica del materiale che costituisce  le pareti.  Evidentemente, maggiore è l'isolamento termico delle pareti  della canna fumaria, minore ne è la dispersione termica. Per questo le  canne fumarie devono sempre essere coibentate, specie se poste in  esterno.
  •                  
  • dal diametro e dalla lunghezza del camino.  Tanto maggiore il  diametro e la lunghezza del camino, tanto maggiore è la superficie di  scambio termico.
  •                  
  • dalla differenza di temperatura tra la parete interna e quella  esterna. Tanto più fredda è la temperatura esterna, tanto maggiore è lo  scambio termico tra l'interno e l'esterno della canna fumaria. Per  questo le canne fumarie dovrebbero correre, per quanto possibile,  all'interno delle abitazioni, dove la 'temperatura esterna' è comunque  più alta.
  •                  
  • dalla velocità dei fumi. Tanto maggiore è la velocità dei fumi,  tanto meno tempo restano all'interno della canna fumaria, tanto meno  calore possono disperdere.                 
                          

    Le perdite di carico per dispersione termica possono essere valutate  con una certa precisione, conoscendo l' altezza, la sezione ed  i  materiali di cui è composta la canna fumaria, oltre al valore della  massa dei fumi, che ( insieme alla sezione della canna fumaria)  determina la velocità dei fumi stessi. Il calcolo è piuttosto complesso,  ma si può dire in generale che, se il camino è ben coibentato,  la perdita di carico per dispersione termica è abbastanza trascurabile,  per lo meno per impianti domestici funzionanti a legna o carbone, in  cui l'altezza della canna fumaria raramente supera i 10/12 metri, al  massimo.      Perdita di carico per attrito  Un fluido che scorre entro un tubo è rallentato dall'attrito prodotto  dal contatto con le pareti del tubo. L'attrito è direttamente  proporzionale alla rugosità delle pareti ed alla velocità dei fumi,  oltre che dipendente dalla forma del tubo e dalla sua lunghezza. Più specificamente:
 
  • Tanto maggiore è la rugosità della  pareti interne del condotto, tanto maggiore è l'attrito e quindi la  resistenza che si contrappone al flusso dei fumi. Questo è  abbastanza intuitivo. Far scivolare una mano su una lastra di vetro non è  la stessa cosa che farla scivolare su un foglio di carta vetrata.
  • Tanto maggiore è la velocità dei fumi, tanto maggiore è l'attrito.  Anche questo dovrebbe essere evidente. Si può far scivolare lentamente  una mano su un foglio di carta vetrata, magari per saggiarne la  rugosità, senza troppi danni; farla scorrere molto velocemente, invece,  può provocare seri danni: la rugosità più la velocità provocano un  fortissimo attrito.
  • Più irregolare è la sezione del condotto, maggiore è la perdita di carico.   Questo è un po' meno intuitivo, ma basti sapere che più irregolare è  la sezione, più facilmente il moto del fluido diventa turbolento, e che  l'aumento di turbolenza aumenta notevolmente l'attrito.
  • Più lungo è il tubo, maggiore è la perdita di carico per attrito.  Qui vale la stessa osservazione fatta per le perdite di carico dovute a  dispersione termica: tanto più lungo il condotto, tanto maggiore sarà  la superficie di attrito.
 
L'acciaio è il materiale di gran lunga più conveniente. Si tenga inoltre conto del fatto che i valori di rugosità riportati per i materiali non in acciaio valgono nel caso di condotto realizzato a  perfetta regola d'arte. Se invece, come quasi sempre accade, la malta in  eccedenza utilizzata per sigillare i vari elementi delle canne in  muratura forma delle incrostazioni all'interno della canna fumaria, i  valori di rugosità salgono in maniera catastrofica.                                 
                                 
Le perdite di carico per attrito dipendono dalla  natura del condotto e dalla velocità dei fumi, sono perciò in genere chiamate perdite di carico distribuite, dato che il loro valore complessivo dipende fondamentalmente dalla lunghezza del tubo, e distinte dalle perdite di carico localizzate, di cui parliamo appresso.
                                 
Perdite di carico localizzate
                                 
Le perdite di carico localizzate (o concentrate) sono  cadute di pressione dovute ad ostacoli come curve, gomiti, valvole, diramazioni, restringimenti ( o allargamenti) della sezione, etc. I  valori del fattore di attrito per gli ostacoli più comuni può essere  ricavato da tabelle.

Il rapporto tra altezza e sezione della canna fumaria
                         
Le perdite di carico per attrito, concentrate e  distribuite, sono di gran lunga il fattore più importante nel  determinare la caduta di pressione (o meglio, nel nostro caso, di  depressione) in canna fumaria e vanno valutate con estrema attenzione  per stabilire la possibilità di un impianto di funzionare correttamente.

A questo proposito, vale la pena di spendere una parola sulla relazione  tra la velocità dei fumi e l'attrito conseguente in canna fumaria, che  aiuterà a spiegare lo strano rapporto esistente tra la sezione e  l'altezza della canna fumaria.

Si sente spesso dire che, per migliorare il tiraggio di una canna  fumaria, si può scegliere se aumentarne l'altezza, ovvero il diametro.  Entrambe le soluzioni possono essere utili, ma per motivi diversi.

Vediamo di capirci.
Un principio di fisica tecnica che sarebbe troppo lungo spiegare qui, e che dovete prendere per buono, stabilisce che la  portata - cioè la quantità di fluido che scorre per unità di tempo attraverso una qualunque sezione - di un condotto deve  essere uguale al suo ingresso (poniamo, la bocca del camino) ed alla  sua uscita (poniamo, il comignolo). Se ne deduce che, a parità di  portata, aumentando la sezione del condotto, la velocità dei fumi  diminuisce, mentre restringendo la sezione del condotto, la velocità dei  fumi aumenta.

Tanto per fare un esempio: ammettiamo di avere un condotto con una  portata di 1000 mc/h., e di voler determinare la velocità dei fumi in  m/s, cioè, in metri per secondo, in dipendenza della sezione del  condotto.  Poiché in un ora ci sono 3600 secondi, la portata per secondo  sarà di circa 0.28  metri cubi, cioè 280.000 cm³. Immaginiamo di avere  un condotto circolare di 20 cm. di diametro . La sua sezione idraulica  sarà di 314 cmq (Area della sezione = r²p = 10 x 10 x 3.14 = 314). Se  prendiamo in considerazione un tratto di condotto lungo un metro, il  volume di questo tratto sarà di 31400 cm³ (314 cm x 100 cm) . La  velocità in m/s sarà dunque data da 280000/31400, cioè 8,9 ms circa.

Se ora aumentiamo la sezione del condotto sino a 30 cm, la sua sezione  idraulica diventerà di 706 cm² (15 x 15 x 3.14); il volume del tratto  lungo un metro sarà di 70600 cm³, e la velocità dei fumi sarà data da  280000/70600, cioè 3,96 ms circa. Come si vede, la velocità è  notevolmente diminuita.

Se invece restringiamo il condotto ad un diametro di 15 cm., la sua  sezione idraulica diventerà di 176 cm² circa, il volume del tratto lungo  un metro a 17600 cm³, e la velocità dei fumi salirà a quasi 16 m/s!

A questo punto, introduciamo un altro enunciato che dovrete prendere per buono: le perdite di carico per attrito in una canna fumaria sono direttamente proporzionali al quadrato della velocità del fluido. In altre parole, dimezzando la velocità dei fumi, le perdite di carico dovute ad attrito si riducono ad un quarto.

In sostanza, aumentando la sezione della canna fumaria, si diminuisce la  velocità dei fumi, e di conseguenza si diminuiscono notevolmente le  perdite di carico dovute ad attrito. In realtà, le perdite di carico sono inversamente proporzionali al quadrato del diametro della canna fumaria.

Ecco, dunque, spiegato il rapporto tra altezza e sezione della canna  fumaria: aumentando l'altezza della canna fumaria, si aumenta la  depressione statica, cioè il 'tiraggio', mentre aumentando il diametro  della sezione, si diminuiscono le perdite di carico, cioè gli ostacoli  posti al tiraggio stesso. L'aumento dell'altezza agisce sulla parte  'positiva' del bilancio energetico, aumentando la 'spinta', l'aumento  della sezione agisce sulla parte 'negativa', diminuendo gli ostacoli  alla spinta.

Una canna fumaria molto alta genera una notevole depressione, che può  essere sufficiente a vincere la resistenza prodotta dall'attrito dei  fumi in una sezione relativamente stretta. Una canna fumaria  sufficientemente larga può avere una perdita di carico relativamente bassa, tale da essere compensata anche dal tiraggio prodotto una canna  fumaria non particolarmente alta. Insomma, se non si può aumentare il tiraggio disponibile aumentando  l'altezza della canna fumaria sino a generare un valore di depressione  in Pascal tale da superare quello della somma delle perdite di carico,  si può tentare di allargarne la sezione sino a portare la somma delle  perdite di carico ad un valore in Pascal inferiore a quello 'positivo'  generato dal motore statico del camino. Speriamo di essere stati  chiari...

In generale, tanto più alta è una canna fumaria, tanto più stretta può  essere la sua sezione, tanto più bassa è la canna fumaria, tanto più  larga deve essere la sua sezione.

Esistono quindi, per ogni impianto, una serie di 'coppie'  altezza/sezione che possono ugualmente soddisfarne le necessità. La  scelta di una coppia rispetto ad un'altra dipende in genere da motivi  contingenti (problemi architettonici, economici, estetici, etc). Molti  produttori di stufe e camini, come di canne fumarie, forniscono delle  tabelle predisposte a seconda del tipo e della potenza dell'impianto.  Naturalmente ci sono dei limiti a questa serie di coppie. Oltre una  certa altezza il restringimento della sezione non è più possibile,  perché l'attrito e la dispersione termica sarebbero comunque eccessivi,  così come non avrebbe senso avere una canna fumaria bassissima e più  larga della superficie del bruciatore: tanto varrebbe accendere un fuoco  all'aperto. Tuttavia, per la maggior parte degli impianti domestici, in  cui le canne fumarie hanno una altezza variabile tra i 4/5 metri ed i  10/12 metri, queste tabelle sono piuttosto affidabili.

 "Il tiraggio disponibile" Il tiraggio disponibile per far effettivamente funzionare l'impianto è  dunque dato dalla differenza tra la pressione statica per camino, o  tiraggio naturale, e la somma delle resistenze che l'impianto stesso  oppone al moto dei fumi, o perdite di carico. Ci sono vari modi per far  sì che questa differenza sia e resti positiva. I fattori che incidono  maggiormente, abbiamo visto, sono l'altezza della canna fumaria e la  temperatura dei fumi, che aumentano il tiraggio naturale, e le  resistenze di attrito, che rallentano la 'spinta' dei fumi. Se il  tiraggio è insufficiente, si può agire su ciascuno di questi fattori.

Aumentare l'altezza della canna fumaria funziona, tuttavia può essere costoso,  difficile, e brutto esteticamente.

Aumentare la temperatura di combustione è anche utile, tuttavia questo  significa consumare più combustibile e ridurre l'efficienza di  riscaldamento.

La cosa più utile e migliore da fare è, dunque, ridurre al minimo le  perdite di carico. Per ottenere questo, bisogna avere una canna fumaria  perfettamente coibentata, con la parete interna  liscia, possibilmente  circolare, di sezione adeguata, ed il più possibile verticale, senza  curve, tratti orizzontali, strozzature o allargamenti, etc.
                 
Massa dei fumi e tiraggio
                 
Caminetti: grande massa di fumi, basso tiraggio  I caminetti aperti richiedono una canna fumaria piuttosto grande. Una  grande quantità di fumi è prodotta dalla rapidità della combustione, che  assorbe anche un enorme ammontare di aria ambiente, che, essendo  'fredda', abbassa la temperatura media dei gas, e quindi riduce il  tiraggio. Tuttavia, il sistema nel suo complesso non ha grandi perdite  di carico, e quindi non è necessario un tiraggio molto forte. L'ampiezza  della canna fumaria riduce la resistenza e consente di smaltire la  grande massa di fumi  anche con un basso tiraggio. I fumi di combustione  prodotti in un camino aperto salgono velocemente nel condotto perché  c'è una grande massa di fumi, cioè una grande portata da smaltire, non  perché ci sia un forte tiraggio.

 Stufe: piccola massa di fumi, forte tiraggio.

 Per le stufe il discorso è diverso. Ad esempio, la legna brucia più  lentamente in una stufa, producendo perciò una quantità di fumi minore  per ogni unità di tempo. I fumi appaiono più densi semplicemente perché  una stufa assorbe molta meno aria ambiente, e quindi i fumi sono meno  diluiti. Al contrario dei camini aperti, quindi, le stufe non richiedono  una canna fumaria molto grande, non avendo una grande portata da  smaltire. Tuttavia, poiché l'ingresso dell'aria nella stufa è di sezione  molto piccola, ed i fumi vengono forzati all'interno in un lungo  percorso che ha lo scopo di aumentare la superficie di scambio termico,   le perdite di carico sono molto maggiori che in un caminetto, e quindi è  necessario un tiraggio molto più forte per superarle. Poiché il  tiraggio è strettamente dipendente dalla temperatura dei fumi,  l'isolamento della canna fumaria deve essere particolarmente curato.  Inoltre, un canna di sezione più piccola aumenta la velocità dei fumi  che, evitando un eccessivo rallentamento della combustione, mantiene la  temperatura dei fumi ragionevolmente alta. Una canna fumaria troppo  ampia, in presenza di una piccola massa di fumi,  ne rallenterebbe  troppo la velocità, abbassando eccessivamente il rateo di combustione,  con conseguente raffreddamento del sistema e caduta di tiraggio. Questo è  il motivo per cui le canne fumarie delle stufe sono più piccole di  quelle dei camini.
 
Difetti del tiraggio
                 
Da quanto descritto dalla teoria dei camini, dovrebbe essere  chiaro quanto delicato sia il funzionamento di un camino e quanti  fattori possano influenzarlo: in questa sezione tratteremo alcuni dei  più importanti.

Il vento
            
Tra tutti i fattori meteorologici e geografici che  influenzano il funzionamento di un camino ( pioggia, nebbia, neve,  altitudine s.l.m., periodo di insolazione, esposizione ai punti  cardinali, etc.), il vento è certamente il più determinante. Infatti, oltre alla depressione termica indotta dalla differenza di  temperatura tra l'interno e l'esterno del camino, di cui abbiamo appena  parlato, esiste un altro tipo di depressione (o surpressione) : la  depressione dinamica, indotta per l'appunto dal vento. L'influenza del vento può esplicarsi sia in un aumento della depressione  in canna fumaria, sino a produrre un eccesso di tiraggio (caso  tutt'altro che raro), sia in una sua diminuzione, sino all'azzeramento o  addirittura alla sua inversione                  
Materiale                 Temperatura °C                 Conducibilità termica (W/mk)                 Densità Kg/m³
Temperatura °C
Conducibilità termica (W/mk)
Densità Kg/m³
Acciaio20157850
Refrattario
2012000
Muratura con CLS spruzzato200,4-0,61290-1930
Muratura di mattoni pieni
200,35-0,521000
Fibra minerale
200,035100
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